Il petrolio russo ha ripreso a fluire attraverso la sezione ucraina dell’oleodotto Druzhba, dopo un’interruzione iniziata a gennaio 2026. La ripresa delle forniture ha avuto immediate ripercussioni politiche: l’Ungheria ha infatti revocato il veto su un prestito dell’Unione europea da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina.
Le consegne di greggio verso Ungheria e Slovacchia erano state sospese alla fine di gennaio, alimentando tensioni tra i due Paesi e Kiev. Budapest e Bratislava avevano accusato l’Ucraina di aver interrotto deliberatamente il flusso lungo l’oleodotto, fondamentale per l’approvvigionamento delle loro raffinerie.
Dal canto suo, il governo ucraino aveva respinto le accuse, sostenendo che l’infrastruttura era stata danneggiata da attacchi russi. La Slovacchia aveva tuttavia dichiarato che la linea risultava già riparata, accusando Kiev di mantenerla chiusa per esercitare pressioni politiche, anche in relazione all’opposizione dei due Paesi all’avvio dei negoziati di adesione dell’Ucraina all’UE.
Le tensioni si erano ulteriormente inasprite all’inizio di marzo, quando il presidente ucraino aveva espresso riluttanza a consentire il transito di petrolio russo sul proprio territorio. In risposta, la Slovacchia aveva sospeso le forniture di emergenza di energia elettrica verso l’Ucraina.
La svolta è arrivata con la comunicazione del gruppo petrolifero ungherese MOL, che ha confermato la ripresa delle consegne di greggio attraverso il Druzhba. Il riavvio del flusso ha contribuito a sbloccare anche lo stallo politico a Bruxelles: il prestito europeo, approvato nel 2025 per sostenere la stabilità finanziaria dell’Ucraina fino al 2027, era rimasto congelato proprio a causa del veto ungherese, sostenuto anche dal governo slovacco.
L’oleodotto Druzhba, che collega la Russia all’Europa centrale, continua a rappresentare una fonte energetica cruciale per Ungheria e Slovacchia, entrambe esentate dalle sanzioni europee sul petrolio russo. Allo stesso tempo, i rapporti energetici restano interdipendenti: l’Ucraina importa infatti una quota significativa del proprio fabbisogno di gas proprio dall’Ungheria.